Come creare un’opera d’arte ottimista in un mondo pessimista: La Gatta Cenerentola

Ottimismo e pessimismo

Qualche tempo fa leggevo un articolo dello scrittore Dennis Lehane autore, tra gli altri libri, di Mistic River, una storia molto dura sul ruolo del caso nella vita delle persone e sulla perdita, argomenti attorno ai quali sono incentrate, in realtà, tutte le sue opere. Dell’articolo mi aveva colpito il passaggio in cui Lehane racconta come abbia deciso in giovane età, insieme al suo migliore amico, di essere individualmente ottimista visto che entrambi erano, invece, globalmente pessimisti. Leggendo questo articolo mi è venuto in mente La Gatta Cenerentola, film d’animazione napoletano uscito un anno fa. È con questa idea di Lehane che mi sembra di poter riassumere la potenza di questo film: un’opera strepitosamente ottimista in un’atmosfera fondamentalmente pessimista.

La storia de “La Gatta Cenerentola”

La storia è nota: La Gatta Cenerentola è in origine una fiaba scritta da Giambattista Basile, resa celebre dalla trasposizione teatrale che ne fece Roberto De Simone nel 1976. A nulla possono servire i paragoni: La Gatta Cenerentola di Rak, Sansone, Guarnieri e Cappiello è un’opera complessa che si distanzia dall’originale per molti motivi, nessuno rilevante ai fini della bellezza e del piacere che si ricava dal guardarlo.

I registi napoletani prendono la fiaba e la trasformano in un racconto duplice: si racconta la storia di Basile, ma anche la storia di Napoli in questo momento. Ci sono dentro molti dei suoi registi migliori, molte voci importanti, molti musicisti emergenti.

Il film

La storia ha luogo in una nave ancorata nel porto, la Megaride. Passato e presente restringono le distanze fino a diventare una cosa sola nelle stanze della nave protagonista del film. Questo avviene perché il costruttore, un certo Basile, l’ha creata perché registrasse le azioni delle persone e le rimettesse in scena sotto forma di ologrammi. Ma non ci sono solo registrazioni a comparire nei corridoi della Megaride: ci sono balene che Basile fa comparire per far divertire la sua bambina, ma anche immagini del futuro. Solo il giovane Gemito vede queste tracce, perché è la guardia del corpo di Basile: lui deve prevedere, e per questo è più attento degli altri e capisce le cose. Basile no. Basile è un sognatore, a lui gli ologrammi non servono, non vede nient’altro che il suo sogno, il suo progetto, lo studia, l’osserva, lo manipola.

L’opera che ti distrugge

Non riuscire a comprendere l’opera che lui stesso ha creato, però, gli si rivolta contro, e per questo Basile muore. Gli ologrammi serviranno agli altri dopo: per scoprire la verità sulla sua morte. È la nave la testimone di tutto, un ventre creativo che registra e riproduce, come l’eco, il riflesso di qualcosa accaduto anni prima.

In effetti è difficile raccontare il film. Anche per la sua complessità La Gatta Cenerentola è un’opera ottimista. E lo è anche per la ricchezza di dettagli, di rimandi, il coraggio, il tempo dedicato alla sua creazione, la visionarietà. Ma che c’è coraggio si vede anche nei titoli di coda, che sono lunghi, lunghissimi. Il cinema è sempre un’opera collettiva, ma quest’opera qui necessita di una risemantizzazione del termine collettivo: qui dentro sembra ci sia tutta Napoli.

Tutto questo discorso per ribadire il concetto iniziale. La Gatta Cenerentola dimostra che in un momento storico in cui sembra impossibile fare qualcosa di bello bisognerebbe pensarla come Lehane: decidere di essere singolarmente ottimisti anche se si è globalmente pessimisti.

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