Haruki Murakami dona 10000 vinili all’università Waseda di Tokyo

Haruki Murakami dona la sua musica all’università Waseda di Tokyo: diecimila vinili. La colonna sonora della sua carriera di scrittore. A questo proposito riposto sul blog un articolo scritto qualche tempo fa per Amadeus.

Murakami e i suoi vinili

Poco tempo fa su Spotify lo scrittore giapponese Haruki Murakami ha condiviso la sua collezione di vinili, tutta la musica ascoltata negli ultimi 40 anni di vita e di scrittura ovvero all’incirca 3350 brani. Murakami è uno dei pochi scrittori contemporanei nella cui opera si ravvisa un uso della musica non solo come assidua protagonista dei suoi romanzi, ma come chiave di lettura di un’intera produzione letteraria. Nonostante non sia possibile parlare in questa sede di tutto quello che ha scritto Murakami in questi anni, si proverà a fare luce su cosa significhi la musica per la sua scrittura esclusivamente a partire dai suoi primi due romanzi. Dunque, cominciamo dal principio.

Un po’ di storia

Haruki Murakami (classe 1949) si laurea con una tesi sullo scrittore Raymond Carver. Appena dopo la laurea apre un jazz bar a Tōkyō dal nome di Peter the cat. Non male come inizio nella musica. Fatto sta che ad un certo punto, durante una partita di baseball, osservando una palla finire nel guantone di un giocatore, Murakami viene folgorato dall’idea di scrivere un romanzo. Da quella notte, dopo aver chiuso il bar, lo scrive, seduto al tavolo della sua cucina.

Flipper 1973

Le due prime produzioni letterarie dello scrittore giapponese sono state pubblicate da Einaudi in un solo volume dal titolo Vento e flipper. Il libro è composto da due lunghi racconti (Ascolta la canzone del vento – scritto appunto sul tavolo della cucina – e Flipper 1973) ed esce in Italia 38 anni dopo la stesura degli stessi. In Ascolta la canzone del vento luogo d’elezione e rifugio dei protagonisti è un bar desolato e un po’ di musica la si ascolta solo attraverso una radio molto popolare all’epoca. La musica è presente più in termini di elenco, come argomento di conversazione tra i personaggi. In ordine sparso vengono nominati: Adamo, Johnny Hallyday, Michel Polnareff, Brook Benton in Rainy Night in GeorgiaWho’ll stop the Rain dei Creedence Clearwater Revival, California Girls dei Beach Boys, Glenn Gould, Backhaus, Miles Davis… Allo stesso modo vengono elencati molti film, e anche molti libri.

Dov’eri quando alla radio davano Rubber Ball?

Diverso è il ruolo della musica già poco tempo dopo. Flipper 1973 infatti si apre con la scena dell’irruzione della polizia nell’edificio 9 dell’Università occupata dagli studenti, sulle note dell’Estro Armonico di Vivaldi. Gli studenti erano diventati tutti appassionati di classica visto che nell’edificio c’era un’intera sala a loro disposizione attrezzata con duemila dischi. Ad un certo punto il protagonista ricorda Naoko – la fidanzata morta poco tempo prima – e si domanda in che periodo lei si trasferì nella sua nuova casa e la risposta che si dà è: «Nel 1960, l’anno in cui Bobby Vee cantava Rubber Ball». La stessa Naoko si trasferì di nuovo poi nel 1961, «l’anno in cui Ricky Nelson cantava Hello Mary Lou».

Altri personaggi che cantano

Parlando invece della sua segretaria, il protagonista la descrive come «una ragazza senza nessun difetto in particolare se non quello di canticchiare una ventina di volte al giorno, per tirarsi su il morale, Penny Lane». Il protagonista ascolta Old Black Joe in un cimitero deserto, insieme al suo amico Sorcio, per fare una cosa diversa. Ci sono tantissimi altri passaggi in cui la musica scandisce il tempo, definisce le esperienze, si ricollega a fatti accaduti o che stanno accadendo, a stati d’animo o cose da fare.

On

Ho provato per un po’ a capire cosa significasse davvero la musica in tutti i libri di Murakami. Dopo anni è stato lo stesso scrittore a fornirmi una risposta. In un’intervista del 2011 per la Repubblica Murakami dichiara «Credo che uno dei compiti più importanti di uno scrittore sia attivare quel territorio dello spirito che nella vita quotidiana non viene usato. Per farlo è necessario spostare in posizione On alcuni interruttori che si trovano sul pannello della coscienza. Se si riesce, quei territori di solito addormentati lentamente si risvegliano (…). E se tutto va bene, attraverso quel passaggio segreto che siamo riusciti ad aprire, possiamo mettere piede in un mondo che non siamo abituati a vedere». Ma come si preme questo tasto On? Chiede il giornalista. Murakami risponde che si riesce con la leggera alterazione di certi dettagli che prepara mentalmente il lettore all’arrivo di un “grande mutamento”.

Il “grande mutamento”

In Flipper 1973 la musica è ovunque. Prima è colonna sonora, poi è rumore di fondo, ci sono strofe canticchiate da sconosciuti per strada, ricordi evocati attraverso le canzoni del passato – un mondo sonoro estremamente ricco e avvolgente in un arco temporale e narrativo brevissimo. È la presenza crescente della musica a costituire qui l’alterazione di ‘certi dettagli’, il modo che Murakami usa per accedere ai mondi che di solito non possiamo vedere.

Assordati da tutte queste note evocate, infatti, siamo pronti a intravedere lo spiraglio attraverso il quale si assiste al grande mutamento di questo libro, ovvero il malinconico dialogo finale tra il protagonista e Naoko, la sua ragazza morta.

Il passaggio segreto attraverso la musica

Una controprova a questa ipotesi – ovvero che per Murakami è sempre la musica a portarci al grande mutamento – ci viene data da tutti i libri successivi dello scrittore e in particolare da 1Q84. Lì l’attivazione del mondo ‘altro’ avviene, in maniera circostanziata, con la Sinfonietta di Janáček. Quest’ultima è davvero la porta attraverso la quale Aomame entra ed esce dal mondo parallelo denominato 1Q84.  E se è vero che è la presenza costante della musica a creare la condizione psicologica – oltre che narrativa – perché cose come queste possano avvenire, perché non pensare che anche Murakami, nel suo studio, usi i suoi amati vinili per accedere a diversi livelli dell’essere?

Parafrasando Stephen King, che in On writing ci comunica – nel caso ce ne fosse ancora bisogno – che ogni personaggio che lo scrittore crea è in parte lo scrittore stesso, possiamo immaginare (o credere) che sia una realtà il fatto che Murakami, attraverso la musica, attivi per se stesso dei passaggi attraverso i quali visita dimensioni ‘altre’ e che abbia avuto bisogno – durante la sua intera vita – di chiavi sempre nuove per nuovi livelli dell’essere, altrimenti non si spiegherebbe la mole di musica che ascolta.

E poi, diciamocelo, se a una persona basta la vista di una pallina da baseball che vola nel guantone di un ricevitore per decidere di essere uno scrittore, cosa impedisce a questa stessa persona di usare la musica per attivare un mondo che non esiste ed entrarci lui stesso per poterne scrivere?

 

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