Stranamente Familiare

il libro On writing di stephen king sulla scrittura creativa

Manuali di scrittura creativa – On writing di Stephen King

I libri di scrittura creativa mi piacciono moltissimo.
 Negli anni ne ho comprati, letti, collezionati, consigliati un bel po’. Ce ne sono alcuni che sono delle piccole bibbie, altri somigliano più al manuale della scuola guida. Tutti servono a qualcosa.
Ma cominciamo dal principio.

 

Quando non immaginavo nemmeno che la scrittura creativa potesse essere insegnata o nemmeno discussa, forse non sapevo nemmeno che mi piacesse scrivere. Ero in un supermercato e pur non avendo letto mai niente di Stephen King comprai questo libro.

On writing

 

Ho l’abitudine di segnare sulla prima pagina la data in cui ho comprato un certo libro quindi so che era l’aprile del 2001. Mancavano 5 mesi a quell’11/09, ovvero in aprile quella lì era una data come tutte le altre. Dal giorno dopo cominciai a fare quello che c’era scritto in On writing. Non conservo nessuno dei racconti scritti allora (per fortuna!), ma il ricordo di quella giornata sì.

Infanzia come posto dove crescono le storie

 

Ho scoperto che ho una cosa in comune con King – e temo che sia proprio l’unica – si tratta del fatto che non ricordo molto del mio passato e sopratutto della mia infanzia. Non ricordiamo (io e King, noi due) che per brevi e intense immagini significative. Per parafrasare un famoso detto dello zio Hitch: è come se ricordassimo il nostro passato senza le parti noiose. Ma io vorrei averle le parti noiose, dopotutto sono mie. Nel 2001 non avevo ancora questo problema, non mi rendevo conto di non ricordarmi nulla della mia infanzia, perché non mi serviva. (Dopo mi servirà, almeno per accertarmi se sia vero – come scrive Flannery O’Connor in un altro bellissimo libro sulla scrittura – che:

“Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni.”

Il libro è: “Nel territorio del diavolo”, e lo si trova qui.)

On writing si divide in due parti: nella prima King racconta della sua infanzia come se fosse un cv precoce dello scrittore che è diventato. In effetti gran parte degli episodi che racconta sembrano presi da libri dell’orrore. Incoraggiato dalla madre e sostenuto, suo malgrado, da una salute cagionevole – rilevante è l’episodio del mal d’orecchi – il piccolo Stephen comincia a scrivere. I suoi primi racconti li vende alla madre: 4 per 1 dollaro, erano gli anni ’60.  Nella seconda parte del libro King si addentra nel campo meno doloroso, ma più insidioso, della scrittura. Come scrivere? Quanto? Quali consigli è giusto dare a un giovane scrittore?

Da dove parte una storia

 

Cose alla base della scrittura, oltre al vocabolario, alla grammatica e agli elementi di stile: leggere molto e scrivere altrettanto. E poi molta tenacia per superare i rifiuti, quelli scritti, quelli a voce, rifiuti ovunque (King è un uomo pratico, non parla mai del rifiuto che si ha per se stessi).

King è principalmente un narratore situazionista. Per lui la storia si attiva in questo modo: mette dei personaggi in una certa situazione e vede come si comportano. È il principio del ‘what if’. Cosa succede se uno scrittore viene catturato da una sua accanita lettrice, la quale non vuole che lo scrittore stesso faccia morire la protagonista della saga che ama? Mysery. Cosa potrebbe accadere se una ragazza bullizzata dai compagni se si rendesse conto, un giorno, di avere dei poteri paranormali? Carrie. E così via.

La scrittura per lui è trovare alla storia un posto dove stare. Altri scrittori, altri narratori o insegnanti, hanno rispetto per la trama, tendono a consigliare scalette, cose da dire e l’ordine in cui dirle. King no, a parte l’imperativo di cominciare dall’inizio. King è uno che va dritto al punto perché sa esattamente dov’è.

E poi: onestà, ascoltare gli altri, sincerità e verità.

Queste ultime caratteristiche sono una specie di virtù teologali dello scrivere. È bello che in On writing molti degli imperativi da seguire per essere bravi scrittori siano anche buone regole per stare al mondo. Mi piace pensare che imparando a scrivere secondo queste indicazioni si possa imparare anche ad essere una persone migliori in senso generale. In questo libro molte delle regole di scrittura sono di tipo morale, ci sono consigli per temprare il carattere, l’equivalente di gagliarde pacche sulle spalle di un buon maestro o parole sussurrate all’orecchio di una persona che ti ama: tutti dicono ‘non mollare’. Ma se non si hanno maestri e non c’è nessuno che ci ama, il libro di King potrebbe essere un adeguato sostituto. E non è poco.